Nuove leggi per gli alberghi che gestiscono prodotti agricoli

“Una nuova tegola si sta per abbattere sulle imprese commerciali e turistiche che compravendono prodotti agroalimentari; dal prossimo 24 ottobre alberghi, ristoranti, bar, negozi di alimentari e frutta e verdura, dovranno sottostare all’art. 62 del Decreto Legislativo 1/2012 (decreto sulle liberalizzazioni), che prevede nuove e pesanti prescrizioni per chi acquista prodotti agricoli e agroalimentari.
L’obiettivo giusto di dare certezze ai produttori agricoli nei confronti dello strapotere contrattuale della grande distribuzione alla fine ha coinvolto tutte le attività della filiera nell’ambito delle relazioni commerciali dell’agroalimentare, con gravi appesantimenti burocratici, addirittura anche per le piccole e medie imprese; per gli esercizi commerciali, in particolare per i negozi di vicinato, si dovranno stipulare contratti scritti, si introduce l’obbligo di pagamenti tassativi (a 30 e 60 giorni a seconda dei prodotti) e le sanzioni per il mancato rispetto della norma sono pesantissime (da € 516 a € 20.000 a seconda dei casi).
Come Confesercenti, e anche come Rete Impresa Italia, riteniamo queste nuove prescrizioni ancora più aggravanti. In questi anni, determinati da una crisi sempre maggiore, al contrario, si era sviluppato un ottimo rapporto di fiducia con i grossisti, che avevano affrontato l’attuale momento di difficoltà insieme agli albergatori e ai ristoratori, convenendo modalità di pagamento più “morbide”, anche concedendo proroghe e agevolazioni.
Confesercenti, da subito, ha fatto pressing sul Governo e sul Parlamento per ottenere almeno semplificazioni ed una proroga nell’applicazione del Decreto, ma non ha ricevuto alcun riscontro positivo. Abbiamo rilevato da parte dell’Esecutivo un atteggiamento dirigista preoccupante, che non ha tenuto conto delle diverse realtà. I “tecnici” ora al Governo parlano tanto di semplificazione, mentre invece continua l’appesantimento burocratico nella gestione delle piccole e medie imprese. Purtroppo dobbiamo ancora una volta constatare che questo Governo non ascolta e, anzi, considera il rapporto con le Associazioni degli imprenditori come una perdita di tempo; l’esecutivo va dritto per la sua strada senza ascoltare nessuno.
Di fatto non esistono misure concrete per la crescita e, da circa un anno, assistiamo a continue norme che hanno raffreddato i consumi e si stanno mettendo in ginocchio le piccole e medie imprese, in particolare quelle commerciali, che sono sempre a pagare per una politica miope e inconcludente.
Nei prossimi giorni terremo un coordinamento regionale su questa normativa e continueremo a chiedere al Parlamento una modifica sostanziale a questa procedura dannosa e fuori dal tempo per le piccole imprese.
Confidiamo che alla fine prevalga il buon senso e possa essere preso in considerazione, anche in extremis, la possibilità di escludere dall’applicazione delle norme i piccoli esercizi, così da evitare che il nostro negoziante sia equiparato alle grandi centrali di acquisto con rilievo nazionale.”

Autore: micropedia

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